domenica, 07 maggio 2006

Dio sofferente per amore, libero della libertà dell’amore e vulnerabile nel dolore d’amore, è il Dio che può dare senso alla sofferenza del mondo, perché l’ha fatta propria e redenta: questo senso è l’amore. La morte della Croce è la morte della morte, perché sull’albero della vergogna il Figlio di Dio si è consegnato alla morte per darci la vita e renderci capaci di trasformare con Lui il dolore in amore, la fine in nuovo, sorprendente inizio. Nel silenzio del Sabato Santo Gesù abbandonato ha raggiunto le profondità della vittoria della morte e le ha inghiottite: la sua «discesa agli inferi» è «annunzio di salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione» (1Pt 3,19), garanzia che Egli ha riconciliato col Padre l’universo intero, e perciò anche i protagonisti della storia precedente alla sua venuta, in quanto aperti e disposti nella speranza all’alleanza con Dio. La possibilità di salvezza offerta a tutti è il Vangelo liberante della Croce e del Sabato Santo: la sofferenza di Dio è l’altro nome del Suo amore salvifico, aperto a tutti, possibile per ciascuno oltre ogni misura di stanchezza, nonostante e al di là di ogni incapacità o umana impossibilità di amare .

 

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categoria:amore
venerdì, 24 marzo 2006

 

 

 

Nel concilio di Gerusalemme fu stabilito che bisognava astenersi da carni immolate agli idoli e da altri cibi.

(Atti 15,20 ma solo si ordini loro di astenersi dalle cose sacrificate agli idoli, dalla impudicizia, dagli animali soffocati e dal sangue. )

Eppure Paolo, contrariamente a questa disposizione del Concilio scriveva e quindi insegnava:

1Co 10,25 Tutto ciò che è in vendita sul mercato, mangiatelo pure senza indagare per motivo di coscienza, 26 perché del Signore è la terra e tutto ciò che essa contiene. 27 Se qualcuno non credente vi invita e volete andare, mangiate tutto quello che vi viene posto davanti, senza fare questioni per motivo di coscienza. 28 Ma se qualcuno vi dicesse: «È carne immolata in sacrificio», astenetevi dal mangiarne, per riguardo a colui che vi ha avvertito e per motivo di coscienza; 29 della coscienza, dico, non tua, ma dell'altro. ma dell'altro.

ma dell'altro.

Il Concilio sancì una norma. Tale norma non era ovviamente un dogma dottrinale irreformabile ma solo una disposizione contingente, legata in quel caso alla cultura ebraica . La non osservanza di tale regola avrebbe potuto provocare scandalo tra i giudei convertiti al cristianesimo. Dunque il concilio, per tale motivi stabilì quelle astensioni alimentari, che diventavano perentorie per tutti.

Ma già s.Paolo, scrivendo ai Corinti, e quindi a persone di un contesto culturale diverso, mostrava che quella norma fosse contingente, e diceva che si poteva tranquillamente mangiare di tutto con la sola attenzione a non scandalizzare il fratello in Cristo a causa della sua formazione mentale. con la sola attenzione a non scandalizzare il fratello in Cristo a causa della sua formazione mentale.

con la sola attenzione a non scandalizzare il fratello in Cristo a causa della sua formazione mentale.

La stessa Chiesa delle origini ci mostra perciò un modo di legare e di sciogliere, ovviamente ciò che si può legare o sciogliere, e quindi la disposizione di norme che possono apparire all'opposto fra loro, a seconda di determinate circostanze, salvaguardando però lo spirito del Vangelo e il senso ultimo di esso.

 

Nella sua storia, la Chiesa ha emanato diverse disposizioni, norme e e indicato costumi. Ma non dobbiamo scambiare le disposizioni o gli atteggiamenti contingenti con le dottrine e i principi universali.

Il principio di non scandalizzare i fratelli più deboli nella fede resta uno dei principi sempre validi. Quello di mangiare o non mangiare, così come quello di vestire o di esprimersi in un certo modo cioè ponendo l'accento su un aspetto piuttosto che su un altro, può essere legato alla cultura e può variare anche radicalmente. Ma non per questo la Chiesa sbaglia quando emana determinate norme che sembrano antitetiche fra loro.

 

L'esempio del poter mangiare o non mangiare, che troviamo nella Scrittura, deve essere perciò esteso anche ad altre analoghe situazioni verificatesi nel corso dei secoli.

Non dobbiamo dimenticare che la Chiesa, si è estesa su tutta la terra ed ha dovuto amalgamare culture e civiltà tra le più diverse, introducendo e adattando con molta prudenza le proprie posizioni dottrinali, morali ecc. rispetto alla multiformità che incontrava. Basti pensare a come Paolo, ad Atene adattava il suo ragionamento cristiano alla cultura che aveva di fronte prendendo spunto dall'altare al dio ignoto e citando i loro poeti (e non solo la Scrittura: vedi Atti 17,28).

Quindi, anzichè parlare di cambiamenti contradditori, la Chiesa sotto la guida dello Spirito, ha dovuto fare il grande sforzo di adeguare ai tempi e ai luoghi, con gradualità il messaggio di Cristo cercando di non scandalizzare i più deboli. Probabilmente non sempre sarà riuscita a dare disposizioni contingenti accette a tutti o utili per tutti, allo stesso modo come il primo concilio fece disponendo che tutti perentoriamente si astenessero da certi cibi ma che poi Paolo permetteva. Era una contraddizione?. No. Era già allora uno dei primi tentativi di far emergere lo spirito vero del Cristianesimo, come successivamente la Chiesa ha continuato a fare.

Quindi, prima di concludere che la Chiesa, modificando una norma, o prima o dopo abbia preso una decisione sbagliata, occorre analizzare bene i motivi per i quali è stato prima legato ciò che poi è stato sciolto, e solo così si potrà effettivamente verificare che quello che poteva essere adatto prima, poteva non essere adatto dopo, e quindi era opportuno seguire le norme sia prima che dopo essendo stato dato alla Chiesa il potere di legare prima e di sciogliere dopo.

Se si scioglie ciò che prima era legato, può apparire una decisione contradditoria ed opposta ma Cristo ha previsto anche questo per la Sua Chiesa.

Allora si tratta semmai solo di chiedere il perchè di alcune variazioni normative e non di trarre anticipatamente le conclusioni che la Chiesa abbia sbagliato prima e possa sbagliare dopo.

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categoria:commento
venerdì, 03 marzo 2006
UN AMORE FINO ALLO SPASIMO

    Scriveva Isaia:

Is 1,6 Dalla pianta dei piedi alla testa non c'è in esso una parte illesa, ma ferite e lividure e piaghe aperte, che non sono state ripulite, né fasciate, né curate con olio. 

 

Proviamo ad immaginare e a contemplare Gesù che è l'oggetto di quella profezia: Egli ci ha amati fino allo STRAZIO.

Il vero Amore si manifesta e si dimostra con l'accettare di soffrire per l'amato.

Ecco come ci ha amati dunque il Signore: "fino alla fine", come dice l'evangelista Giovanni, volendo indicare: fino alla fine delle sue forze, fino all'esaurimento totale di se stesso, fino al culmine estremo delle proprie risorse umane e divine, fino allo spasimo.

Egli non aveva nient'altro da dare perchè ci ha dato tutto. Si è fatto povero dalla nascita, ma ora sulla Croce rinnegava se stesso fin'anche nella vita, addirittura fino a lasciarsi sfibrare ogni centimetro del suo stesso corpo.

Per me, per te, caro amico che ti trovi a leggere.

Di fronte a questo Amore che ci vuole con se, come è possibile dire di no?

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categoria:amore
mercoledì, 01 marzo 2006
Verità di Dio – verità dell’uomo – verità dell’amore

Inizio da un testo di K. Wojtyla desunto dalla sua opera drammatica La bottega dell’orefice: «Non esiste nulla che più dell’amore occupi sulla superficie della vita umana più spazio, e non esiste nulla che più dell’amore sia sconosciuto e misterioso. Divergenza tra quello che si trova sulla superficie e quello che è il mistero dell’amore ecco la fonte del dramma. Questo è uno dei grandi drammi dell’esistenza umana» [1].

L’Enciclica di cui stiamo parlando entra in questo “grande dramma dell’esistenza umana”, perché l’uomo non viva più nella “divergenza”, e come “dilacerato” fra “quello che si trova sulla superficie” e quello che è “il mistero dell’amore”. Necessità di uscire da questa divergenza e lacerazione, poiché al capolinea di questo cammino «l’uomo stesso diventa merce» (5, cpv 3) [2], e – aggiungiamo noi – la proposta educativa si riduce ad essere inevitabilmente una “pedagogia profilattica” , come ha detto un grande giornalista [3]. Il segno della condizione drammatica della persona umana in relazione all’amore è sinteticamente descritto nel discorso al «Cor unum» nel modo seguente. «La parola «amore» oggi è così sciupata, così consumata e abusata che quasi si teme di lasciarla affiorare sulle proprie labbra» [4].

Anzi, nell’Enciclica si prospetta perfino la probabilità che al termine “amore” «annettiamo accezioni del tutto differenti» (2.1). La confusione della lingua, l’equivocità dei termini è il segno che qualcosa di grave è accaduto nella persona. «Eppure» continua il Santo Padre «è una parola primordiale, espressione della realtà primordiale; noi non possiamo semplicemente abbandonarla, ma dobbiamo riprenderla, purificarla e riportarla al suo splendore originario, perché possa illuminare la nostra vita e portarla sulla retta via. È stata questa consapevolezza che mi ha indotto a scegliere l’amore come tema della mia prima Enciclica». È questo il testo più capace, mi sembra, di introdurci nella profondità del testo pontificio.

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categoria:pensieri, amore
venerdì, 27 gennaio 2006

 « Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui » (1 Gv 4, 16). Queste parole della Prima Lettera di Giovanni esprimono con singolare chiarezza il centro della fede cristiana: l'immagine cristiana di Dio e anche la conseguente immagine dell'uomo e del suo cammino. Inoltre, in questo stesso versetto, Giovanni ci offre per così dire una formula sintetica dell'esistenza cristiana: « Noi abbiamo riconosciuto l'amore che Dio ha per noi e vi abbiamo creduto ».
Abbiamo creduto all'amore di Dio — così il cristiano può esprimere la scelta fondamentale della sua vita. All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva. Nel suo Vangelo Giovanni aveva espresso quest'avvenimento con le seguenti parole: « Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui ... abbia la vita eterna » (3, 16). Con la centralità dell'amore, la fede cristiana ha accolto quello che era il nucleo della fede d'Israele e al contempo ha dato a questo nucleo una nuova profondità e ampiezza. L'Israelita credente, infatti, prega ogni giorno con le parole del Libro del Deuteronomio, nelle quali egli sa che è racchiuso il centro della sua esistenza: « Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze » ( 6, 4-5). Gesù ha unito, facendone un unico precetto, il comandamento dell'amore di Dio con quello dell'amore del prossimo, contenuto nel Libro del Levitico: « Amerai il tuo prossimo come te stesso » (19, 18; cfr Mc 12, 29-31). Siccome Dio ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4, 10), l'amore adesso non è più solo un « comandamento », ma è la risposta al dono dell'amore, col quale Dio ci viene incontro.

Tratto dall'enciclica

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categoria:
lunedì, 16 gennaio 2006

PAPA: L'ENCICLICA SARA' DIFFUSA CON FAMIGLIA CRISTIANA


Benedetto XVI ha concluso la stesura della sua prima Enciclica, intitolata "Dio e' amore".
Il documento, che e' attualmente in traduzione, sara' reso noto la prossima settimana in una conferenza stampa, e diffuso con il settimanale "Famiglia Cristiana" in edicola a partire dal 25 gennaio.
ROMA - '' 'Dio e' amore, chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui'. Queste parole della lettera di San Giovanni esprimono con singolare chiarezza il centro della fede cristiana, l'immagine cristiana di Dio e anche la conseguente visione dell'uomo e del suo cammino' ''. Inizia con queste parole - secondo quanto e' stato possibile apprendere - la prima enciclica di Benedetto XVI interamente dedicata al concetto dell'amore cristiano e della carita', il cui testo sara' reso noto nei prossimi giorni.

ROMA - '' 'Dio e' amore, chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui'. Queste parole della lettera di San Giovanni esprimono con singolare chiarezza il centro della fede cristiana, l'immagine cristiana di Dio e anche la conseguente visione dell'uomo e del suo cammino' ''. Inizia con queste parole - secondo quanto e' stato possibile apprendere - la prima enciclica di Benedetto XVI interamente dedicata al concetto dell'amore cristiano e della carita', il cui testo sara' reso noto nei prossimi giorni.

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categoria:amore
sabato, 24 dicembre 2005

Che

 il Signore

possa nascere

nel cuore di ogni uomo.

Che tutti sperimentino la gioia

di poter accogliere Gesù  che non ricusa

di nascere anche nei cuori più freddi ed inospitali,

come non ha rinunciato a venire in una grotta

povera e disadorna.

BUON NATALE

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categoria:auguri
mercoledì, 21 dicembre 2005
 
...e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».Gv 6,51

Ecco come noi realmente dobbiamo considerare quel pane che viene consacrato: la CARNE di Cristo. In quel pane egli ci dona veramente la sua Carne. E come potrebbe essere la Carne di Cristo se fosse ancora semplicemente e solo pane ?

Le sue parole erano chiare, tanto chiare che proprio per questo tutti lo abbandonarono e perfino gli apostoli ne rimasero turbati.

Ma rimasero fermi nella sequela di Gesù e udirono l'adempimento di queste parole quando Gesù solennemente proferì

QUESTO E' IL MIO CORPO...QUESTO E' IL MIO SANGUE.
 
Continuare a sostenere che queste parole sono solo simboliche significa di fatto :
-arrogarsi il diritto di interpretare le Scritture senza averne il diritto.
 
-annullare con la propria interpretazione la portata delle parole chiare di Cristo.
 
-Non credere che la potenza di Dio possa operare questo miracolo, assumendo gli elementi materiali del pane per farne il proprio Corpo.
 
 
Con affetto
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categoria:citazioni, riflessioni, fede
giovedì, 17 novembre 2005

NON FEDE SOGGETTIVA MA OBIETTIVA

Attenzione al soggettivismo della fede! Il cristiano, evidentemente,
deve personalizzare la fede, incarnarla nella sua propria soggettivita`,
ma deve personalizzare ed incarnare la fede obiettiva della Chiesa, cosi`
come ci si presenta nel Credo, nei sacramenti, nei comandamenti e nel
padrenostro, come preghiera del credente. Senza questa base oggettiva, il
soggettivismo non sarebbe appropriazione della fede, ma invenzione della
stessa; senza questa base, ciascuno si "fabbricherebbe" la sua propria
fede, e si perderebbe cosi` l'unita` dottrinale dei cristiani. In un
passato non molto remoto si accentuo` l'oggettivita` della fede con
pregiudizio della personalizzazione della stessa, oggi forse ci troviamo
nell'altro estremo: per accentuare eccessivamente la soggettivita` della
fede, perdiamo di vista la sua realta` obiettiva, cosi` come ci viene
trasmessa dalla Chiesa. Dobbiamo stare attenti, perche' il soggettivismo
si adatta molto bene alla mentalita` democratica in cui ci muoviamo, e ad
un carico non piccolo di individualismo nella societa` attuale. Il regno
e la sovranita` di Cristo, gia` qui nella storia, e poi, nell'ambito
dell'eternita`, e` qualcosa di obiettivo, che non e` alla merce' delle
soggettivita`. E` chiaro che l'eternita` non e` una invenzione, una
figlia dell'immaginazione o della creativita` umane: essa ha
l'obiettivita` austera, ma ferma e sicura, della fede.

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categoria:pensieri, fede
sabato, 12 novembre 2005

A qualcuno sembra che la Bibbia sia contraddittoria oppure usi delle frasi che non si accordano con le nuove conoscenze scientifiche;

Però ogni nostro esame deve riconoscere umilmente che:

E' possibile che il testo originale potrebbe essere stato mal tradotto, oppure che risultasse non ben leggibile e quindi è stato reso in modo approssimativo, oppure che sia stato interpolato con una glossa, oppure che riporta fedelmente e con esattezza dati e parole diverse pronunciate o scritte in tempi diversi che si integrano a vicenda pur apparendo contrastanti, oppure ancora che si riferisca con verità a numerazioni o concetti validissimi e in uso all'epoca in cui furono scritti ma non più in uso in seguito, oppure ancora che dietro frasi apparentemente in contrasto si celi un significato recondito e allegorico che resta da scoprire, oppure ancora che l'autore sacro riporti fedelmente e con precisione delle espressioni o dati di uomini così come essi pensavano o si esprimevano e che non sempre erano da considerare in armonia con il pensiero di Dio. La Parola di Dio infatti riporta, per nostro ammaestramento anche quello che dicevano gli uomini o gli angeli decaduti nella loro stoltezza, e che non sono da attribuire a Dio pur essendo riportate nella Parola di Dio.

Vi possono infine essere altri motivi legati alla nostra ignoranza filologica, storica, geografica, culturale che non sempre è in grado, nonostante tutti gli strumenti acquisiti, di ricostruire e di definire in tutti i dettagli, quello che troviamo nella Bibbia.

Riporto in merito il pensiero di Girolamo e di Agostino.

Diceva S.Girolamo:

…per conseguenza "se la Scrittura contenesse due dati che sembrassero escludersi, entrambi" resterebbero "veri, quantunque diversi" (Ep. XXXVI, XI, 2)." resterebbero "XXXVI, XI, 2).

" resterebbero "XXXVI, XI, 2).

Sempre fedele a questo principio, se gli capitava di incontrare nei Libri Sacri apparenti contraddizioni, San Gerolamo concentrava tutte le sue cure e tutti gli sforzi del suo spirito per risolvere la difficoltà; e se giudicava la soluzione ancora poco soddisfacente, riprendeva, non appena si presentasse l'occasione, senza perdere coraggio, l'esame del problema, anche se talora non giungeva a risolverlo completamente.

Mai tuttavia egli incolpò gli scrittori sacri della minima falsità: "Lascio fare ciò agli empi, come Celso, Porfirio, Giuliano" (Ep. LVII, IX, 1).

In ciò era perfettamente d'accordo con Sant'Agostino: questi - leggiamo in una delle sue lettere allo stesso San Gerolamo - aveva per i Libri Sacri una venerazione così piena di rispetto, da credere molto fermamente che nessun errore fosse sfuggito alla penna di uno solo di tali autori; perciò, se incontrava nelle Lettere Sante un punto che sembrava in contrasto con la verità, lungi dal credere ad una menzogna, ne attribuiva la colpa a un'alterazione del manoscritto, a un errore di traduzione, o a una totale inintelligenza da parte sua. Al che aggiungeva: "Io so, fratello, che tu non pensi diversamente: voglio dire che non m'immagino affatto che tu desideri vedere le tue opere, lette nella stessa disposizione di spirito in cui vengono lette le opere dei Profeti e degli Apostoli; dubitare che esse siano prive di ogni errore, sarebbe un delitto" (Sant'Ag. a San Gerol., tra le lettere di San Gerol. CXVI, 3).

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S.Girolamo in una lettera a Teofilo, Vescovo d'Alessandria, cosi formula la regola secondo la quale aveva ordinato la sua vita e le sue sante fatiche: "Sappi dunque che nulla ci sta più a cuore che salvaguardare i diritti del Cristianesimo, non cambiar nulla al linguaggio dei Padri e non perdere mai di vista questa Romana fede, di cui l'Apostolo fece l'elogio" (Ep. LXIII, 2).

E' alla Chiesa, Gerolamo si sottomette con tutto il suo spirito di devozione.

 

 

Dal deserto di Siria, ove era esposto alle fazioni degli eretici, in questi termini scrive a Papa Damaso, volendo sottoporre alla Santa Sede, perché la risolvesse, la controversia degli Orientali sul mistero della Santissima Trinità: "Ho creduto bene di consultare la Cattedra di San Pietro e la fede glorificata dalla parola dell'Apostolo, per chiedere oggi il nutrimento all'anima mia, laddove un tempo ho ricevuto i paramenti di Cristo. Poiché voglio che Egli sia per me unica guida, mi tengo in stretto legame con la Tua Beatitudine, cioè con la Cattedra di San Pietro. Io so che su questa pietra è edificata la Chiesa... Decidete, ve ne prego; se così stabilite non esiterò ad ammettere tre ipostasi; se voi l'ordinate, io accetterò che una nuova fede sostituisca quella di Nicea e che noi, ortodossi, ci serviamo delle stesse formule che usano gli ariani" (Ep. XV, I, 2, 4). Infine, nell'epistola seguente, egli rinnova questa notevolissima confessione della sua fede: "Nell'attesa, grido a tutti i venti: Io sono con chiunque sia unito alla Cattedra di San Pietro" (Ep. XVI, 11, 2). Sempre fedele, nello studio della Scrittura, a questa regola di fede, egli si valse di questo solo argomento per confutare un'interpretazione falsa del Testo Sacro: "Ma la Chiesa di Dio non ammette affatto questa opinione" (Dan. III, 37), e con queste sole parole rifiuta un libro apocrifo, contro di lui sostenuto dall'eretico Vigilanzio: "Questo libro non l'ho mai letto. Che bisogno dunque abbiamo di ricorrere a ciò che la Chiesa non riconosce?" (Adv. Vigil. 6).

Uno zelo così ardente nel salvaguardare l'integrità della fede, lo trascinava in polemiche molto dibattute contro i figli ribelli della Chiesa, che egli considerava come nemici personali: "Mi basterà di rispondere che non ho mai risparmiato gli eretici e che ho impiegato tutto il mio zelo per fare dei nemici della Chiesa i miei personali nemici" (Dial. c. Pelag., Prolog., 2)" (, Prolog., 2); e in una lettera a Rufino così scrive: "Vi è un punto sul quale non potrò essere d'accordo con te: risparmiare gli eretici e non mostrarmi cattolico" (Contra Ruf., III, 43). Tuttavia, rattristato per la loro defezione, li supplicava di ritornare alla loro Madre addolorata, fonte unica di

salvezza (Mich. I, 10 e segg.), e in favore di coloro che erano usciti dalla Chiesa e avevano abbandonato la dottrina dello Spirito Santo "per seguire il proprio criterio", invocava con tutto il cuore la grazia che ritornassero a Dio (Is. l. VI, cap. XVI, 1-5).

 

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categoria:riflessioni, fede
martedì, 08 novembre 2005

Dal libro 13° della Trinità di s. Agostino

Giovanni evangelista ha iniziato il suo Vangelo con queste parole: In principio il Verbo era, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio: egli era in principio presso Dio. Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto. Ciò che è stato fatto in lui era vita e la vita era la luce degli uomini e la luce risplende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno compresa. Ci fu un uomo mandato da Dio il cui nome era Giovanni. Egli venne come testimone, per rendere testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma venne per rendere testimonianza alla luce. Esisteva la vera luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo. Egli era nel mondo e il mondo fu fatto per mezzo di lui ma il mondo non lo conobbe. Venne in casa propria e i suoi non lo ricevettero. Ma a quanti lo accolsero dette il potere di divenire figli di Dio, ai credenti nel suo nome, i quali non dal sangue, né dalla volontà della carne, ma da Dio sono nati. E il Verbo si è fatto carne ed abitò fra noi. E noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come di Unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità 1. In questo passo del Vangelo, che ho citato per intero, le prime righe si riferiscono all’immutabile ed all’eterno, la cui contemplazione ci rende beati; le righe seguenti invece mescolano, nel loro insegnamento, l’eterno con il temporale. Perciò qui alcune cose riguardano la scienza, altre la sapienza, secondo la distinzione che noi abbiamo fatto precedentemente nel libro dodicesimo. Infatti queste espressioni: In principio il Verbo era, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio; egli era in principio presso Dio. Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto. Ciò che è stato fatto in lui era vita e la vita era la luce degli uomini e la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno compresa 2, si richiamano alla vita contemplativa e sono accessibili solo all’intelligenza spirituale. Quanto più uno progredirà in questo campo, tanto più diverrà, senza alcun dubbio, sapiente. Ma queste parole: La luce risplende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno compresa, mostrano che era necessaria la fede per credere ciò che non si vedeva 3. Perché, con la parola "tenebre", volle significare i cuori dei mortali che si erano distolti da questa luce ed erano incapaci di vederla. Per questo continua ed afferma: Vi fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui 4. Questo è accaduto nel tempo ed appartiene alla scienza, oggetto di conoscenza storica. Ma noi ci rappresentiamo con l’immaginazione l’uomo Giovanni grazie a quella conoscenza della natura umana che è compresa nella nostra memoria. E questa rappresentazione è identica per tutti, sia che credano, sia che non credano a tutto ciò che il testo afferma. Infatti sia agli uni che agli altri è noto che cosa sia l’uomo; la parte esteriore dell’uomo, cioè il corpo, l’hanno vista per mezzo degli occhi del corpo; la parte interiore invece, cioè l’anima, la conoscono in se stessi, perché anch’essi sono uomini, e per mezzo delle relazioni che intrattengono con gli altri uomini. Dunque possono rappresentarsi ciò che significano queste parole: Vi fu un uomo il cui nome era Giovanni, perché sanno anche che cosa sono i nomi a forza di pronunciarli o udirli pronunciare. Ma ciò che è aggiunto: mandato da Dio, è una affermazione che accolgono quelli soltanto che l’accolgono con la fede, e quelli che non l’accolgono con la fede, o il loro dubbio li impedisce di pronunciarsi, o se ne burlano con la loro incredulità. Sia gli uni che gli altri, tuttavia, a meno che non appartengano al numero di coloro che troppo insensati dicono nel loro cuore: Non c’è Dio 5, udendo queste parole, pensano a ciò che è Dio, e ciò che è venire inviato da Dio; e se non pensano queste cose come sono in realtà, le pensano di certo come possono.

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categoria:citazioni, riflessioni, fede
lunedì, 07 novembre 2005

In Gal 2,20 Paolo dice:

"Non sono io che vivo, ma è Cristo che vive in me. La vita che vivo nella carne la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me".

Questa è una espressione un po' paradossale di Paolo: vivo, cioè conduco una vita normale, ma Cristo vive in me, cioè non c'è una sostituzione di soggetto; Paolo non è eliminato da Cristo che gli nega la soggettività, ma egli dice che nella vita che egli vive normalmente emergono gli elementi tipici di Cristo, e questi elementi non sono presenti come un peso morto, ma elementi che conducono la sua vita. Il mistero pasquale anche per quanto riguarda la morte di Cristo, applicazione liberante e purificante del Cristo nella vita questo era funzionante anche per Paolo, in quanto non era perfetto e aveva bisogno di questa purificazione che produceva in lui l'applicazione della morte di Cristo. Lo stesso lo si può dire per l'aspetto della risurrezione nella sua vita: il Cristo che vive in Paolo è il Cristo che spinge a farsi tutto a tutto, che lo spinge a farsi donazione totale e completa.
Paolo dice di non condurre una vita da iniziato a un tipo di fede, ma attivamente gli dà la purificazione da quelle che sono le sue debolezze e gli dà questa capacità totale di amore, un amore che si perfeziona sempre più: è il Cristo che con le sue implicazioni proprie del mistero pasquale si fa sentire, è vivo in lui; la vita che Paolo vive nella carne, quindi a livello umano, ha una apertura verso l'alto, la vive nella fede, al secondo livello; questa sua vita è permanentemente aperta a accogliere il Figlio di Dio che lo ha amato e ha dato se stesso per lui.

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categoria:citazioni, pensieri, riflessioni
mercoledì, 02 novembre 2005

Ma che cosa offriamo noi, fratelli, o che cosa gli diamo per tutto quanto lui ci ha dato? Per noi lui ha offerto la piú preziosa ostia che aveva, anzi, così preziosa che non ci poteva essere niente di meglio; anche noi, dunque, facciamo quanto possiamo, offrendo a lui il nostro meglio, offriamo ciò che noi siamo. Lui diede se stesso; tu chi sei, che indugi a offrirti? Chi mi aiuterà a far in modo che la tua maestà accolga la mia offerta? Ho due spiccioli, Signore, il mio corpo e la mia anima. Magari potessi offrirteli degnamente in sacrificio di lode! Sarebbe, infatti, tanto bene per me e tanto piú glorioso essere offerto a te, che essere abbandonato a me stesso.

Poiché l`anima mia, lasciata a me, si turba, in te invece il mio spirito esulterà, se ti viene offerto sinceramente. Fratelli, al Signore che doveva morire, il Giudeo offriva vittime morte, ma ora: Io vivo, dice il Signore; non voglio la morte del peccatore, ma che si converta e viva (Ez 33,11). Il Signore non vuol la mia morte; e non gli darò volentieri la mia vita? Questa è, infatti, l`ostia che placa, l`ostia che piace a Dio, l`ostia viva. Ma in quell`offerta del Signore leggiamo che c`erano tre persone, nella nostra offerta son richieste tre cose. Nell`offerta del Signore c`era Giuseppe, sposo della madre del Signore, del quale Gesú era ritenuto figlio; c`era la stessa Vergine madre e il bambino Gesú, che veniva offerto. Ci sia dunque anche nella nostra offerta la costanza virile, ci sia la continenza della carne, ci sia l`umile coscienza. Ci sia, dico, nel proposito l`animo virile di perseverare, ci sia castità verginale nella continenza, ci sia la semplicità e l`umiltà del bambino nella coscienza. Amen.

 

(Bernardo di Chiarav., De purificat. B.M., Sermo III, 2-3)

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categoria:pensieri, riflessioni
venerdì, 28 ottobre 2005

Dio ci ha creati per amore, perché Egli è Amore.

Ci ha creati per amare, per vivere nel Suo amore e nell’amore verso tutto il creato e tutte le sue creature. Se noi viviamo la legge universale dell’Amore, che riguarda tutti e tutto, allora realizziamo noi stessi.

Se siamo pronti ad amare ma non ci sentiamo a nostra volta abbastanza amati dagli altri, dobbiamo però essere certi che vi è Qualcuno che invece ci ama sempre. Anche se non ne siamo degni, anche se le nostre colpe fossero innumerevoli dobbiamo essere certi che Colui che ci ha creati e che ci ha da sempre amati creandoci, facendoci venire all’esistenza chiamandoci dal nulla, continuerà sempre a cercarci per poterci fare partecipi del suo Amore, che è la vera e perenne felicità.

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categoria:pensieri, amore, riflessioni
giovedì, 27 ottobre 2005
La presenza reale del corpo e sangue di Cristo nell’Eucaristia è una convenzione o un fatto reale? Ed i Miracoli Eucaristici sono avvenimenti scientificamente provati o si tratta di invenzioni di ingenui e visionari?

Per rispondere a queste e altre domande sull’Eucaristia, l’Istituto San Clemente I Papa e Martire ha condotto una ricerca sui Miracoli Eucaristici, il cui materiale, storico, scientifico, fotografico e pittorico è stato poi raccolto in un volume “I Miracoli Eucaristici e le radici cristiane dell’Europa”, pubblicato recentemente dalle ‘Edizioni Studio Domenicano’ di Bologna.

Ogni miracolo viene illustrato con una presentazione storica, iconografica, teologica, e con disegni, che facilitano la comprensione anche per i più piccoli.

Il libro racconta con molta sobrietà e meraviglia quello che monsignor Angelo Comastri, Vicario Generale di Sua Santità per lo Stato della Città del Vaticano, ha chiamato nell’Introduzione “il grido dell’amore di Dio che risuona in ogni celebrazione eucaristica”.

In merito allo scetticismo nei confronti dell’Eucaristia e dei Miracoli Eucaristici, Comastri scrive: “Alcuni anni fa pubblicai una ricerca sui Miracoli Eucaristici, ma con mia grande sorpresa, ricevetti una lettera che contestava la documentazione raccolta, perché sosteneva che i ‘sanguinamenti’ Eucaristici erano frutto di un epoca ingenua e facilmente portata a costruire prodigi”.

“Soffrii non poco per questa affermazione. E il motivo era semplice: le cose non stavano così; i fatti parlano inequivocabilmente”, continua monsignor Comastri.

Cosa ne pensa, allora, della fama di oscurantismo con cui vengono indicati i devoti all’Eucaristia?

Mons. Angelo Comastri: La devozione all’Eucaristia è irrinunciabile, altro che importante, non esiste Chiesa senza Eucaristia. D’altro canto non dobbiamo ascoltare quello che è scritto sui giornali o che qualsiasi persona può raccontare al mattino quando si alza. Noi dobbiamo ascoltare Gesù che ha donato alla Chiesa l’Eucaristia come il più grande dono di questo tempo in cui camminiamo verso l’eternità e verso i cieli nuovi e la terra nuova.

Gesù ha aspettato il momento più emozionante quando stava salendo sulla Croce, con il passo incamminato verso il Calvario, il momento del massimo amore. In quel momento Gesù ha messo in mano agli apostoli questo immenso dono, in cui ha racchiuso quell’atto di amore che è la radice di tutta la salvezza presente nella storia, perché l’Eucaristia non è alternativa alla Croce, l’Eucaristia è la Croce presente nella storia, è la Croce che, per un prodigio che solo Dio può fare, si rende presente in tutto il tempo si spezzetta nel tempo si fa presente nel tempo e lo salva.

Come credenti queste cose le capiamo immediatamente, di che cosa possiamo aver bisogno se non della Croce di Cristo, e chi ci può salvare se non la Croce di Cristo e chi ci può liberare se non Gesù Cristo? Nell’Eucaristia c’è la presenza di quell’atto salvifico che è il bene più grande, l’unico vero bene nella storia dell’umanità.

E che cosa dire dei Miracoli Eucaristici, sono forse prove per uomini di poca fede?

Mons. Angelo Comastri: Proprio perché l’Eucaristia è il dono più prezioso, attorno all’Eucaristia sbocciano tanti Miracoli per la misericordia di Dio. L’Eucaristia è la presenza di Cristo Salvatore, mi stupirei se non sbocciassero i Miracoli.

I più grandi Miracoli sono quelli della conversione, sono quelli del cambiamenti del cuore, del risanamento dalla disperazione. Grandi Miracoli che avvengono in tante persone a contatto con l’Eucaristia.

Accanto a questo il Signore vuole per sua misericordia creare, far sbocciare altri Miracoli che ci confermano nella fede, e ci fanno capire che le parole dette da Gesù sono parole assolutamente vere.
Sono tantissimi i Miracoli Eucaristici, prendo ad esempio Marthe Robin, un miracolo eucaristico vivente: per più di quaranta anni si è nutrita soltanto di Eucaristia. Teresa Neumann in Germania per 36 anni si nutrì soltanto di Eucaristia.

Padre Pio da Pietralcina, era un uomo che aveva impresso nel suo corpo il miracolo dell’Eucaristia, si può dire che nel suo corpo era come riflesso in uno specchio il mistero che celebrava sull’altare per dire “credete a quello che accade”. Solo per citare tre grandi Miracoli contemporanei, ma ce ne sono tantissimi.

E’ che molti non vogliono o non hanno l’umiltà di guardare ai fatti, di chinarsi sulla storia e prendere in mano questi Miracoli. Aveva ragione Biagio Pascal quando diceva “nel mondo c’è luce sufficiente per chi vuol vedere, ma c’è penombra sufficiente per non voler vedere”.

Allora la responsabilità sta in quel non voler vedere, perché l’Eucaristia è piena di luce e se si vuol vedere, se si vogliono aprire gli occhi e accettare la luce, non si può non cadere in ginocchio e ringraziare Dio.

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categoria:riflessioni, fede
mercoledì, 26 ottobre 2005

Dalla prima lettera di S.Giovanni apostolo

1G 3,1 Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! La ragione per cui il mondo non ci conosce è perché non ha conosciuto lui. 2 Carissimi, noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. 3 Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro.

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categoria:pensieri, fede
lunedì, 24 ottobre 2005

 Chiese Gesù ai suoi apostoli:

Ma voi chi dite che io sia?

 
Si tratta di una domanda cruciale per tutti.
Se Gesù fosse un semplice uomo o anche un grande profeta o addirittura un angelo venuto dal cielo, allora non può aver salvato l'umanità.
Era necessario che Dio stesso si facesse uomo per riportare l'uomo a Dio.
 
Ecco perchè sia nel Nuovo Testamento che nei padri della Chiesa noi troviamo chiaramente affermata la sua divinità:
 

EB.1.2 …PER MEZZO DEL FIGLIO…MEDIANTE IL QUALE HA PURE CREATO I SECOLI.

GV.1.1 IN PRINCIPIO LA PAROLA ERA, E LA PAROLA ERA PRESSO DIO E LA PAROLA ERA DIO.

GV.1.18 L’UNIGENITO DIO, CHE E’ NEL SENO DEL PADRE, E’ QUELLO CHE L’HA FATTO CONOSCERE.

GV.20.28 GLI RISPOSE TOMMASO: "MIO SIGNORE E MIO DIO".

GV.14.6 CHI HA VISTO ME HA VISTO IL PADRE…

GV.14.8 IO SONO NEL PADRE E IL PADRE E’ IN ME

1GV.5.20 E NOI SIAMO NEL VERO, NEL FIGLIO SUO GESU’ CRISTO, QUESTI E’ IL VERO DIO E LA VITA ETERNA.

GV.5.18 …CHIAMAVA DIO SUO PADRE FACENDOSI UGUALE A DIO.

GV.10.33 …TU CHE SEI UOMO TI FAI DIO.

TITO 2.13 …DEL NOSTRO GRANDE DIO E SALVATORE GESU’ CRISTO.

2PT.1.1 … DEL NOSTRO DIO E SALVATORE GESU’ CRISTO.

ROM.9.5 (DAI PATRIARCHI) PROVIENE CRISTO SECONDO LA CARNE, EGLI CHE E’ SOPRA OGNI COSA, DIO BENEDETTO IN ETERNO.

SAL.2.7 TU SEI MIO FIGLIO, OGGI TI HO GENERATO

EB.1.5 A QUALE DEGLI ANGELI HA MAI DETTO : TU SEI MIO FIGLIO, OGGI TI HO GENERATO?

EB.1.8 … MA DEL FIGLIO DICE: IL TUO TRONO, DIO, STA IN ETERNO… E: TU SIGNORE DA PRINCIPIO HAI FONDATO LA TERRA…

FIL.2.6 CRISTO GESU’ PUR ESSENDO NELLA FORMA DI DIO, NON REPUTO’ RAPINA IL SUO ESSERE UGUALE A DIO

FIL. 2.10 NEL NOME DI GESU’ OGNI GINOCCHIO SI PIEGHI NEI CIELI, IN TERRA E SOTTO TERRA …CHE E’ IL SIGNORE…

COL.2.9 E’ IN CRISTO GESU’ CHE ABITA CORPORALMENTE TUTTA LA PIENEZZA DELLA DIVINITA’.

GV.10.17 IO HO IL POTERE DI CEDERLA (LA VITA) E IL POTERE DI RIPRENDERLA.

GV.14.6 IO SONO LA VIA, LA VERITA’ E LA VITA

GV.8.58 PRIMA CHE ABRAMO FOSSE IO SONO.

GV.8.24 SE NON CREDETE CHE IO SONO MORIRETE NEI VOSTRI PECCATI.

GV.8.28 QUANDO AVRETE INNALZATO IL FIGLIO DELL’UOMO ALLORA SAPRETE CHE IO SONO.

GV.18.5 …APPENA DISSE: SONO IO, INDIETREGGIARONO E CADDERO A TERRA

GV.19.7 … RISPOSERO I GIUDEI…DEVE MORIRE PERCHE’ SI E’ FATTO FIGLIO DIO.

1COR.8.6 ..CI SONO MOLTI DEI E SIGNORI…MA PER NOI C’E’ …UN SOLO SIGNORE, GESU’ CRISTO.

AP.17.14 L’AGNELLO LI VINCERA’ PERCHE’ EGLI E’ IL SIGNORE DEI SIGNORI E IL RE DEI RE.

GIOV.5,19 TUTTO CIO’ CHE FA IL PADRE IL FIGLIO UGUALMENTE LO FA

GIOV.5,23 TUTTI ONORINO IL FIGLIO COME ONORANO IL PADRE

EB.1.6 TUTTI GLI ANGELI LO ADORINO.

MT.2.10 …(I MAGI) PROSTRATISI LO ADORARONO.

LU.24.52 ESSI ADORATOLO, TORNARONO A GERUSALEMME.

 

Ma anche nei Padri troviamo numerose espressioni attestanti quale era la loro convinzione derivante dalla trasmissione viva della predicazione apostolica, oltre che dalla lettura dei loro scritti, che oggi alcuni tentano di reinterpretare a proprio modo:

APOSTOLICI

Il titolo di Dio è applicato a Cristo è testimoniato dai padri apostolici del primo secolo, quando ancora non si parlava di trinità e di dogmi. Facciamo riferimento a Ignazio morto nel 107, a Giustino martire verso il 165, a Melitone di Sardi autore di un’apologia rivolta a Marco Aurelio verso il 170, a Teofilo morto presumibilmente nel 185, a Clemente Alessandrino (153-207) e ad Ireneo vescovo di Lione vissuto tra il 140 ed il 200 dopo Cristo. A tal proposito si veda:

  • Ignazio agli Efesini, VII, 2 (Dio nella carne);
  • Ignazio agli Efesini, XVIII,2 (Il nostro Dio Gesù Cristo è stato portato nel seno di Maria);
  • Ignazio agli Efesini, XIX, 3 (Dio apparso in forma umana);
  • Ignazio agli Smirnesi , I, 1 (Gesù Cristo Dio);
  • Ignazio ai Romani, III, 3 (Gesù Cristo nostro Signore Dio);
  • Ignazio ai Romani, VI, 3 (La passione del mio Dio);
  • Ignazio ai Tralliani, VII, 1 (Gesù Cristo Dio);
  • Ignazio a Policarpo, VIII, 3 (Dio nostro Gesù Cristo);
  • Giustino martire, Prima Apologia, 63, 14 (Il Figlio, Parola e Primogenito di Dio, è anche Dio);
  • Giustino martire, Dialogo con Trifone, 115,4 (nostro Sacerdote e Dio e Cristo, figlio del Padre dell’universo);
  • Teofilo ad Autolico, Secondo libro, 22 (La Parola generata da Dio è Dio);
  • Ireneo, Esposizione della predicazione apostolica, 47 (Il Padre è Dio ed il Figlio è Dio, perché chi è nato da Dio è Dio);
  • Ireneo, Contro le Eresie, I, 10, 1-3 (Gesù Cristo, nostro Signore e Dio e Salvatore e Re);
  • Ireneo, Contro le Eresie, III, 8, 3 (Colui che ha creato tutte le cose è giustamente chiamato, insieme al suo Verbo, solo Dio e Signore);
  • Clemente Alessandrino, Pedagogo, I, 2 (Dio in forma di uomo);
  • Clemente Alessandrino, Pedagogo, II, 3 (Dio attento alle piccole cose e Signore dell’universo);
  • Melitone di Sardi, Omelia sulla Pasqua (Il Signore pur essendo Dio, si fece uomo e soffrì per chi soffre, fu prigioniero per il prigioniero, condannato per il colpevole e, sepolto per chi è sepolto, risuscitò dai morti).

Pertanto non vi sono motivi per dubitare della natura divina di Cristo al fine di accettare pienamente la salvezza che Egli ha operato per noi.

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categoria:citazioni, riflessioni, fede
venerdì, 21 ottobre 2005
Riflettevo sul fatto che il Signore Gesù, pur essendo di natura divina, non considerò la sua gloria come una cosa da tener stretto per sè, ma si umiliò fino a prendere la forma umana, ponendosi tra gli ultimi degli uomini, cioè nella condizione di servo fino ad arrivare a dare la vita con una morte ignominiosa, pur di attirarci al suo amore.
 
Quanto è diverso il comportamento di Dio da quello dell'uomo!
 
Noi, anzichè abbassarci preferiamo innalzarci, anche a costo di sopraffare gli altri, mentre Cristo ha rinunciato agli onori dovutigli in quanto Dio, per abbassarsi fino all'ultima tra le sue creature dotate di intelletto, destando la meraviglia di tutte le gerarchie angeliche.
Noi siamo facilmente portati ad assumere atteggiamenti di superiorità e addirittura di despotismo, mentre Cristo è venuto per insegnarci il servizio e l'umiltà.
Noi siamo portati ad assumere atteggiamenti di aggressività pur di affermare o riaffermare il nostro punto di vista o la nostra posizione, mentre Cristo non ha voluto imporsi nè col suo potere nè con la sua Verità, che propone alla nostra libera adesione dicendo: imparate da me che sono umile e mite di cuore.
Anche dopo la sua ascensione al cielo, quando ogni potere egli potrebbe esercitare in cielo ed in terra, Gesù, continua a chiamarci non con l'imposizione ma con la debolezza della Croce. Non con l'arroganza ma con il suo annientamento.
 
Eppure la debolezza di Dio è più forte degli uomini. La stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini.
Egli ci vince non con la forza e la sopraffazione ma consegnandosi nelle nostre mani.
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categoria:citazioni, amore, fede
giovedì, 20 ottobre 2005

Apri il libro della tua vita, impara a leggere nel grande libro della Creazione e della storia la pagina dell' "oggi" di Dio, per avanzare con lo Spirito Santo nell'unica via di preghiera: Gesù Cristo.
 E nella conoscenza d'amore del Signore, vivi il comandamento nuovo del Maestro finché, figlio nel Figlio, non sarai una cosa sola con il Padre e con i fratelli nel cuore del mondo nel cuore di Dio

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categoria:pensieri, riflessioni
mercoledì, 19 ottobre 2005

Vi sono diverse cose che l'uomo deve tener presente nell'accogliere e provare per ritenere una fede come vera.

Per brevità ne dico qualcuna su cui poi magari potremo tornare ad analizzare:

1) La ragione ci porta ad osservare che l'armonia, la perfezione e la complementarietà delle cose esistenti non possono essersi fatte da sole per caso, deducendo da questo l'esistenza di un Essere superiore.

2) La ragione si rende conto che da sola non può conoscere tale Essere ed occorre che Egli si renda conoscibile.

3) La natura è una prima via per conoscerne l'Autore, osservando la cura con cui è stata fatta, la tenerezza che ispirano gli esseri viventi, ciascuno dotato di qualità e virtù particolari a beneficio degli esseri umani.

4) La scelta di un popolo al quale far pervenire la Sua particolare assistenza. La Sua guida per tale popolo eletto attraverso tante traversie, segni prodigiosi e l'affermarsi nella storia nonostante le punizioni a cui è andato incontro per la sua dura cervice.

5) L'avveramento di tante profezie che hanno accompagnato costantemente questo popolo, attraverso tanti segni e prodigi, la cui storia è paradigmatica fino ad oggi.

6) La venuta di Cristo che ha confermato il suo essere Figlio di Dio, con opere e con miracoli che nessuno ha mai fatto, fino a risorgere e a mostrarsi agli apostoli e ai discepoli. Tali segni non si sono conclusi con la Sua dipartita ma hanno accompagnato la storia cristiana in tutti i secoli successivi:

Mar 16,20 Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano.

7) L'affermazione nella storia dei suoi seguaci che hanno formato il nuovo popolo di Dio, a partire da un gruppo sparuto ed impaurito, che senza uno speciale aiuto dall'alto non avrebbe mai potuto fronteggiare una potenza imperiale che non esitava a dare la morte a chiunque le si opponesse con dottrine come quelle professate dai cristiani.

Penso si tratti di motivi, che messi insieme, contribuiscono a farci propoendere per una accoglienza molto ragionevole del Cristianesimo.

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categoria:pensieri, riflessioni, fede
mercoledì, 19 ottobre 2005

I Demoni

(ossia la caduta degli angeli)

 

Il Concilio Lateranense ha definito, contro il "dualismo, che ammette un principio cattivo eterno, che "i diavoli e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma sono diventati cattivi per causa propria".

L'esistenza degli spiriti cattivi è evidenziata per la prima volta nel Deuteronomio. Si dice degli Israeliti che essi sacrificarono a demoni e non a Dio; a dei che non conoscevano, (Dt. 32,17). Anche il Salmista identifica i falsi dei con gli spiriti cattivi: "Tutti gli dei delle nazioni sono spiriti cattivi" (salmo 95,5). Israele apostatò e "sacrificarono i loro figli e le loro figlie agli spiriti cattivi" (Sal. 105,37). Dal libro di Giobbe è detto che, un giorno "venuti i figli di Dio a presentarsi al Signore, tra loro andò anche Satana (Gb. 1,6; 2,1). Avversario del bene, fa ogni sforzo per diffondere il male tra gli uomini. Dio gli permette di provare il suo servo Giobbe.

Satana appare di fronte al Signore come accusatore del sommo sacerdote Giosuè, che egli vorrebbe cadesse in suo potere a causa delle sue colpe. Ma il Signore lo rimprovera e misericordiosamente rimette i peccati del sacerdote. "Poi mi fece vedere il sommo sacerdote Giosuè, ritto davanti all'angelo del Signore, e satana era alla sua destra per accusarlo. L'angelo del Signore disse a satana: ti rimprovera il Signore, o Satana.... (Zaccaria 3,1-2) Troviamo ancora satana nella storia di David: "Satana insorse contro Israele. Egli spinse David a censire gli israeliti" (1 Cr 21,1). "La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo" (Sap. 2,24) cfr. Gn. 3. Dal libro di Tobia: ".....Asmodeo, il cattivo demonio, (ivi 3,8); "....uomo o donna invasata dal demonio o da uno spirito cattivo.... ho sentito dire che un demonio le (a Sara) uccide i mariti...... il demonio è geloso di lei non fa del male, ma se qualcuno le si vuole accostare, egli lo uccide..... l'odore si spanderà, il demonio lo dovrà annusare e fuggirà......(ivi 6,8-19).

Gesù non dice niente circa l'origine del demonio, ma suppone senz'altro la sua esistenza e la sua azione nefasta e cattiva. Satana tenta il Signore stesso (Mt. 4,3-10); sparge la zizzania nel buon grano (Mt. 13,39); tenta i discepoli (Lc. 22,3-31); combatte contro la Chiesa (Mt. 16,18); è il "principe di questo mondo": "ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori" (Gv. 12,31); "non parlerò più a lungo con voi, perchè viene il principe del mondo" (Gv.14,30); "....quanto al giudizio, perchè il principe di questo mondo è stato giudicato" (Gv. 16,11).

Satana muore agli uomini, possedendoli. Quando è cacciato fuori raddoppia gli sforzi per mantenere il suo dominio: "quando lo spirito immondo esce dall'uomo ..... allora va, prende con sè altri sette spiriti peggiori di lui ..... (Lc. 11,24-26).

Cristo ha potere sul demonio: "...condussero a lui .... indemoniati ... ed Egli li guariva" (Mt. 4,24); "venuta la sera, gli portarono molti indemoniati ed egli scacciò gli spiriti...." (Mt. 8,16); "....gli presentarono un muto indemoniato; scacciato il demonio, il muto parlò" (Mt. 9,32); "...gli portavano gli indemoniati .... scacciò molti demoni...." (Mc. 1,32). Gesù vede Satana "cadere dal cielo come una folgore" (Lc. 10,28). Dà ai suoi discepoli il potere su satana: "Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome .... io vi ho dato il potere sopra ogni potenza del nemico...." (Lc.10,17 ss)

Secondo S. Paolo, il diavolo è il dio di questo mondo" (2 Cor. 4,4); su di esso regna mediante la potenza della morte: "Poichè dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anch'egli ne è divenuto partecipe, per ridurre all'impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo" (Eb. 2,14); Satana causa malattie: "questo individuo sia dato in balia di satana per la rovina della sua carne" (1 Cor. 5,5); "perchè non montassi in superbia per la grandezza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un inviato di Satana, incaricato di schiaffeggiarmi....." (2 Cor. 12,7); "ho desiderato di venire da voi, ma Satana ce lo ha impedito" (1 Tess. 2,18). 1 Paolo esorta a resistergli: ".....come un leone ruggente gira attorno cercando di divorare: resistetegli forti nella fede" (1 Pt. 5,8-9).

- Gv. ammonisce che "chi fa il peccato viene dal diavolo" (1Gv.3,8); - Gc. infine: "resistete al diavolo ed egli fuggirà da sè" (Gc. 4,7).

Dagli Atti: "la folla accorreva.... portando persone tormentate da spiriti immondi e venivano guariti" (ivi 5,16); "Da molti indemoniati uscivano spiriti immondi, emettendo alte grida" (ivi 8,7); "(per opera di Paolo) .... le malattie cessavano e gli spiriti cattivi fuggivano" (ivi 19,12). Nell'Apocalisse tiene un grande posto "il grande drago, il serpente antico, colui che chiamano il diavolo e satana e che seduce tutta la terra...." (ivi 12,9).

Il castigo degli angeli cattivi è determinato dalla Scrittura come una pena eterna nell'inferno: "Dio non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma, cacciatili nell'abisso, li legò con le catene dell'inferno per essere tormentati e serbati per il giorno del giudizio" (2 Pt. 2,4).

"il Signore ha serbato per il gran giorno del giudizio, nelle tenebre, avvinti in catene, gli angeli, che, invece di conservare la loro dignità, abbandonarono la loro propria dimora" (Giuda, 6).

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categoria:demoni, diavoli, spiriti
mercoledì, 19 ottobre 2005

Gli Angeli

 

 

Affermano l'esistenza degli Angeli il IV Concilio Lateranense e il Concilio Vaticano I. Negano la loro esistenza i materialisti, poichè per essi esiste solo la materia; i razionalisti, che considerano gli Angeli come creazione della immaginazione, oppure come degli attributi o attività divine o delle forze della natura, oppure come simboli delle virtù e dei vizi; gli spiritisti, che identificano spesso gli Angeli con le anime dei defunti.

L'esistenza degli Angeli è attestata nella Sacra Bibbia fin dagli inizi; non invece la loro creazione. Gn. 3,24 "Scacciò l'uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all'albero della vita". Gn.18 "Furono Angeli quelli che apparvero ad Abramo.

Gn. 19 - Lot fu salvato da Angeli

Gn. 22 - "Sacrificio di Isacco" - 22,11 "L'angelo del Signore lo chiamò dal cielo" -22,12 "L'angelo disse....." -22,15 "L'angelo del Signore chiamò dal cielo per la seconda volta". Gn. 24,7 "Il Signore .... manderà il suo angelo davanti a te" - un angelo viene promesso ad Eliseo come compagno di viaggio. Gn. 28,12 "fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano". Es. 23,20 "Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti nel cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato" - 23,23 "Quando il mio Angelo camminerà alla tua testa". Nm 20,16 "Noi gridammo al Signore ed Egli udì la nostra voce e mandò un angelo e ci fece uscire dall'Egitto"

Gdc 6,11-23 "Ora l'angelo del Signore venne a sedere sotto il terebinto di ofra ... l'angelo del Signore gli apparve e gli disse.... l'angelo di Dio disse ..... allora l'angelo del Signore stese l'estremità del bastone .... l'angelo del Signore scomparve ai suoi occhi .... Gedeone vide che era l'angelo del Signore e disse : Ho dunque visto l'angelo del Signore". Gdc 13,3-22 (l'annuncio della nascita di Sansone): "L'angelo del Signore apparve a questa donna e le disse .... aveva l'aspetto di un angelo di Dio .... L'angelo del Signore a _______; _______disse all'angelo del Signore....." Zaccaria 1,9-19 "L'angelo che parlava con me mi rispose.... si rivolsero all'angelo del Signore che stava tra i morti..... l'angelo del Signore disse..... all'angelo che parlava con me....." Zaccaria 6,4-8 "Domandai all'angelo che parlava con me..... e l'angelo .....". Tobia 5,4 Uscì (Tobi) e si trovò davanti l'angelo Raffaele, non sospettando minimamente che fosse un angelo di Dio" Tobia 6,1 "Il giovane partì insieme con l'angelo" Tb. 12,15 "Io sono Raffaele, uno dei sette Angeli che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del signore". Dn. 9,21 "mentre dunque parlavo e pregavo, Gabriele, che io avevo visto prima in visione, volò veloce verso di me". Dn. 10,13 "Michele, uno dei primi principi....." Dn. 10,21 "Nessuno mi aiuta in questo, se non Michele, il vostro principe..." Dn. 12,1 "in quel tempo sorgerà Michele, il gran principe...." Giuda, 9 "L'Arcangelo Michele, quando in contesa col diavolo...." Ap 12,7 "Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago". Dn. 8,6 "Gabriele, spiega a lui la visione". Dn. 9,21 "mentre dunque parlavo e pregavo, Gabriele, che io avevo visto prima in visione...." Lc. 1,11 "allora gli apparve un angelo del Signore" Lc.- 1,19 "L'angelo gli rispose: io sono Gabriele che sto al cospetto di Dio...." Lc. 1,26 "L'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea..."

Gesù parla sovente degli angeli: Mt. 18,10 "Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perchè vi dico che i nloro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli" Mt. 22,30 "alla resurrezione infatti non si prende nè moglie nè marito, ma si è come angeli nel cielo". Mt. 26,53 "pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli?...." mC. 12,25 "Quanto poi a quel giorno e a quell'ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo....." Lc. 16,22 "Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo". Gv. 1,51 "in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo".

Altri passi biblici attestanti presenza ed ufficio degli Angeli: Mt. 1,18 "Gli (a Giuseppe) apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: non temere di prendere con te Maria tua sposa". Mt. 2,13 "Essi (i Magi) erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe....." Mt. 2,19 "morto Erode, un angelo del Signore ...." (fuga e ritorno dall'Egitto). Mt. 4,11 "Allora il diavolo lo lasciò ed ecco gli angeli gli si accostarono e lo servivano". Mt. 28,2 "un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa ...... ma l'angelo disse alle donne ....." Lc. 1,26-38 "L'annuncio dell'angelo a Maria" Lc. 2,9-15 "Un angelo del Signore si presentò davanti a loro (ai pastori)... l'angelo disse loro.... e subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste ..... appena gli angeli si furono allontanati......" At. 12,7-11 "ed ecco gli si presentò (a Pietro in carcere) un angelo del Signore, tocco il fianco di Pietro, lo destò e disse: alzati, in fretta"

At. 27,23 "Mi è apparso questa notte un angelo di Dio al quale appartengo e che servo, dicendomi: non temere, Paolo...". At, 10,3 ss. "Un giorno verso le tre del pomeriggio, vide (Cornelio) chiaramente in visione un angelo di Dio venirgli incontro...." 1 Paolo ricorda più volte gli angeli nelle sue letture. 1 Pietro, 1,12 "....cose nelle quali gli angeli desiderano fissare lo sguardo..." Nell'Apocalisse, S. Giovanni parla degli Angeli quasi in ogni capitolo.

 

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categoria:citazioni, riflessioni, angeli
mercoledì, 19 ottobre 2005

Dice la Scrittura:

MATT.10,28 NON TEMETE COLORO CHE POSSONO UCCIDERE IL CORPO MA NON L’ANIMA.

LUCA 20,38 DIO NON E’ UN DIO DI MORTI MA DI VIVENTI PERCHE’ TUTTI VIVONO PER LUI.

1 PT.4,6 E’ STATA ANNUNZIATA LA BUONA NOVELLA ANCHE AI MORTI PERCHE’ PUR AVENDO PERSA LA VITA DEL CORPO, VIVANO SECONDO DIO NELLO SPIRITO.

2 COR. 5,1-10 QUANDO SARA’DISFATTO QUESTO CORPO,,,RICEVEREMO DA DIO UNA DIMORA ETERNA NEI CIELI. QUANTI SIAMO IN QUESTO CORPO SOSPIRIAMO…

APOC.6,9 VIDI SOTTO L’ALTARE LE ANIME DI QUELLI CHE SONO STATI UCCISI.

EFES.4,8 (GESU’) ASCENDENDO IN ALTO CONDUSSE CON SE’ UNA FOLLA DI PRIGIONIERI.

1 PT.3,18-20 CRISTO…MESSO A MORTE NELLA CARNE, MA RESO VIVO NELLO SPIRITO,…ANDO’ AD ANNUNZIARE LA SALVEZZA ANCHE AGLI SPIRITI CHE ATTENDEVANO …

GIOV.11,26 CHI CREDE IN ME BENCHE’ MUOIA VIVRA’ E CHI VIVE E CREDE IN ME NON MORRA’ MAI

FILIP.1,21 PER ME VIVERE E’CRISTO E MORIRE UN GUADAGNO. SONO ALLE STRETTE TRA DUE COSE: IL DESIDERIO DI ESSERE SCIOLTO DAL CORPO…

EB.12,23 VOI VI SIETE ACCOSTATI ALLA GERUSALEMME CELESTE… E AGLI SPIRITI DEI GIUSTI GIUNTI ALLA PERFEZIONE…

Gv.11,25 chiunque crede in me, benché sta morto, viverà. 26. E chiunque vive e crede in me, non morrà giammai in eterno.

Il corpo giacerà per un tempo nella tomba, per risorgere finalmente a gloria; mentre l'anima sua continua a vivere in eterno. "La morte del credente sarà assorta nella vita, e la vita sua non cadrà mai più nella morte", tal'è in breve, secondo Brown, il senso di questi versetti; mentre Westcott osserva su di essi: "La temporanea separazione dell'anima e del corpo, secondo quanto ci vien qui detto, non interrompe nemmeno, ed a più forte ragione non distrugge, quella vita nuova ed eterna che Gesù comunica ai suoi credenti".

Questo versetto collima con quello già discusso di Mt 10,28 dove si afferma: "non temete coloro che possono uccidere il corpo ma non possono uccidere l’anima.

Dunque il termine "anima" usato tanto da cattolici che da protestanti, come parte dell’uomo che sopravvive al corpo, trae origine dall’espressione di Gesù che lo cita  in tal senso. In altre espressioni bibliche l’anima risulta seguire la sorte del corpo ed è usata pure in una infinità di accezioni come abbiamo detto. Ma quello che a noi interessa sottolineare è che siccome Gesù usa tale termine nel Vangelo così come pure lo usa Giovanni in Apoc.6,9: "vidi sotto l’altare le anime di coloro che sono stati uccisi", vi sono ragioni bibliche per utilizzare il termine anima, anche per designare una parte della persona che sopravvive al corpo, ricordando che la persona umana è formata da CORPO, ANIMA E SPIRITO secondo quanto afferma S. Paolo in:

1 Tess.5,23 Or, l'Iddio della pace vi santifichi egli stesso completamente, e l'intero essere vostro, lo spirito, l'anima ed il corpo, sia conservato irreprensibile per la venuta del Signor nostro Gesù Cristo.

... Le quali tradotte verbalmente, suonano così: e sia conservato senza biasimo nella venuta... intero lo spirito vostro e l'anima ed il corpo... L'aggettivo 'oloklhroV (intero) serve a caratterizzare la cosa che possiede tutto quel che le è stato assegnato come sua porzione (klhroV). Le pietre gregge sono integre, le settimane di sette giorni sono olocleri, il corpo senza mutilazione è del pari intero. L'intero spirito, l'intera anima, l'intero corpo hanno da essere conservati in modo irreprensibile. Lo spirito è l'elemento superiore della natura umana, l'organo col quale l'uomo può conoscere Dio, amarlo, adorarlo, servirlo. È contrapposto alla carne Matteo 26:41; Luca 24:39; Romani 8:1,4-5,9; 1Corinzi 5:5, Colossesi 2:5 <JavaScript:popup('Matteo 26:41; Luca 24:39; Romani 8:1,4-5,9; 1Corinzi 5:5, Colossesi 2:5');> ecc., al corpo Romani 8:10; 1Corinzi 5:3; 1Corinzi 7:34 <JavaScript:popup('Romani 8:10; 1Corinzi 5:3; 1Corinzi 7:34');>. Quando si distinguono due soli elementi nell'uomo, chiamasi carne o corpo l'elemento materiale, visibile, mentre l'elemento superiore, immateriale, invisibile, in cui risiede la vita, chiamasi ora spirito, ora anima. Ma quando si analizza più accuratamente la natura spirituale nei suoi elementi, allora lo pneuma rappresenta l'elemento superiore, le facoltà religiose e morali in cui sta più specialmente la somiglianza con Dio, mentre la psiche rappresenta l'elemento inferiore le facoltà intellettive, affettive, istintive che sono in attività anche dove non esiste la vita spirituale. "L'uomo psichico non accetta le cose dello Spirito di Dio... L'uomo pneumatico giudica di ogni cosa" 1Corinzi 2:14 <JavaScript:popup('1Corinzi 2:14');>. Cfr. 1Corinzi 15:45-46; Ebrei 4:12 <JavaScript:popup('1Corinzi 15:45-46; Ebrei 4:12');>. S. Giuda parla di "uomini psichici, non aventi lo spirito" perchè nell'uomo non rigenerato lo spirito è in istato di torpore. Lo Spirito di Dio è quel che lo vivifica (cioè vivifica lospirito dell’uomo) chiamandone in attività le facoltà. L'apostolo esprime dunque il voto che i Tessalonicesi siano santificati in tutto l'essere loro e che siano conservati in santità, in modo da essere irreprensibili, lo spirito loro con tutte le sue energie superiori, l'anima con tutto le sue facoltà, il corpo con tutte le sue forze, tutto le sue membra e funzioni. Brama che tali siano trovati nel gran giorno, alla venuta del N. S. G. C. la quale potrebbe succedere mentre vivono ancora nel corpo terreno.

Vorrei fare un’altra considerazione su un testo di S. Paolo

2 Corinzi 12, 1-4. "Bisogna dunque vantarsi! Veramente non sarebbe conveniente; pure passerò alle visioni e rivelazioni del Signore. So di un uomo in Cristo, il quale, quattordici anni fa, fu rapito se col corpo o fuori del corpo non lo so: lo sa Iddio fino al terzo cielo. E so che tale uomo - fosse col corpo o senza corpo lo ignoro: lo sa Iddio - fu rapito in paradiso e udì parole ineffabili, che non è permesso a uomo ripetere"

In questo testo S. Paolo afferma che che gli è stato concesso di fare una esperienza straordinaria al "terzo cielo". Per noi il terzo cielo significa uno stato di somma beatidudine e che egli non gli è possibile raccontare.

Quello che è interessante notare è che questa esperienza egli lo fa, essendo IN Cristo, già nella vita presente, quasi già fosse assorbito dalla vita beata in cielo.

Ma ciò che è ancora più interessante notare è che egli afferma di non sapere se tale esperienza fosse avvenuta nel corpo o senza il corpo.

Dicendo questo , Paolo ammette che l’uomo può vivere anche senza il supporto corporeo, dal momento che egli non lo esclude come possibile.

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Che tale possibilità venga data all’ ANIMA (o parte di essa) o allo SPIRITO o anche a entrambi gli elementi, questo ci interessa relativamente. Quello che importa è che ci sia una parte dell’uomo che possa essere considerato come scindibile dal corpo e sussistente anche senza di esso. (Cf Eb.4,12 Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetr